a proposito di film: il curioso caso di Benjamin Button

Ieri sera sono entrata in una sala cinematografica alle ore 22.30 e sono uscita alle ore 01.15 (includendo tre minuti di intervallo).

“Il curioso caso di Benjamin Button” credo che sia un film che ognuno di noi dovrebbe vedere almeno una volta nella vita. Il regista David Fincher ha colto nel segno un’altra volta. Candidato a 13 premi oscar il film cerca di esorcizzare la paura della morte e della vecchiaia attraverso il racconto di Benjamin Button, un bambino nato vecchio, con tutti i problemi fisici che può avere una persona anziana (il regista si è ispirato qui alla sindrome di Hutchinson-Gilford, una rara malattia che colpisce i bambini), che vive la sua vita a ritroso. Un fisico da vecchietto che con il tempo diventa sempre più giovane ma una mente giovane che con il tempo invecchia. Insomma, tutto il contrario della normalità.

E’ un film che fa riflettere molto sulla caducità delle cose, su quello che abbiamo e che giorno dopo giorno perdiamo: amori, amicizie… 

La fotografia di Claudio Miranda (che ha già lavorato con Fincher, come assistente alla fotografia, ai film SevenThe Game e Fight Club) è molto bella. 

Se non vi capita sotto tiro, andate a cercarvelo!

l’inedito uccide

Ho tratto un articolo di Stefano Missio e Francesco Gottardo dal sito www.ildocumentario.it . Questo è quanto pensano riguardo all’inedito preteso dai festival minori:

“Da tempo nei festival italiani si sta diffondendo la pessima abitudine di chiedere che i film presentati per le selezioni siano inediti. Non stiamo parlando della Mostra del Cinema di Venezia, ma di manifestazioni medie e addirittura minori, come se questa richiesta li elevasse di grado. In realtà pretendere di selezionare film e documentari inediti significa uccidere la vita stessa dei film, che saranno proiettati una sola volta ad una platea di qualche centinaio di persone, quando va bene”.

Stefano Missio e Francesco Gottardo

la fine degli eroi

Foto gentilmente concessa da Sergiopictures
Vittorio Gassman nel film “I mostri”

Negli ultimi anni in Italia e nel mondo, in Tv e al Cinema, sembra proprio che i divi siano scomparsi perchè sono svaniti i contenuti, dispersi nel tempo, nello spazio. In realtà, l’universo frammentato e velocissimo di internet vede il costante riprodursi di minidivi. Il divo, personaggio famoso, per essere tale, deve avere un contenuto forte. Diventare stella equivale all’identificazione da parte del pubblico con un sogno da inseguire, avventure incredibili, una vita piena di successi. Oggi di queste storie incredibili se ne sentono tante, troppe; per questo i contenuti (di bellezza, trasgressioni, ideali) vengono di solito consumati parallelamente alle vicende di molti altri. C’è un’eccessiva concorrenza tra divi! Cosa rappresentano ormai i vecchi divi? E i nuovi? Il fatto è che il “politicamente corretto”, la democrazia del vizio per tutti, la mancanza di distinzione tra idee idiote e geniali propugnata dai media politici e commerciali sono tutti fattori tesi alla produzione di una realtà senza eccessi, senza errori nè esagerazioni, senza cioè i personaggi terribilmente innocenti e infantilmente arroganti tipici dell’Ottocento delle celebrità.

Se la Fiat utilizza per le sue pubblicità celebrità come Fiorello, Vasco e Valentino Rossi, è perchè ha capito che è ormai necessario subordinare i prodotti alle poche star esistenti, e non viceversa.

La foto con Vittorio Gassman, nel film “I Mostri”, è stata gentilmente concessa da sergiopictures su Flickr.