l’inquadratura

Come definire l’inquadratura?

Si tratta della porzione di spazio fisico inquadrata dall’obiettivo della macchina da presa (m.d.p.) o della fotocamera. Ciò che rimane all’esterno dello spazio inquadrato dall’obiettivo viene definito “fuori campo“. Le singole inquadrature, nel momento in cui vengono montate nell’ordine stabilito, creano le scene e le sequenze del film.

L’inquadratura può essere statica o dinamica. In base all’utilizzo dell’una o dell’altra, si avrà un differente coinvolgimento da parte del pubblico. Ovviamente, anche qui ci leghiamo al valore del punto di vista che vogliamo dare allo spettatore. Vogliamo renderlo partecipe dell’azione o tenerlo a distanza, senza coinvolgerlo direttamente?

I punti di vista sono sempre fondamentali e devono essere costruiti già dall’inizio del film. A questo punto, l’inquadratura può diventare oggettiva o soggettiva e cioè lontana o vicina allo spettatore. E’ chiaro che i due tipi di inquadratura dovranno essere coerenti al contesto del film. Non posso inserirli senza un senso logico! Quindi, valutiamo bene quando è il caso di utilizzare l’uno o l’altro tipo.

Nel caso dell’inquadratura (o punto di vista) oggettiva, le persone inquadrate sembrano essere inconsapevoli della presenza della m.d.p. per cui non guardano mai direttamente l’obiettivo. Spesso, più volte per inesperienza, gli attori o le comparse di un film distrattamente guardano l’obiettivo (guardano in camera); in questi casi, il ciak viene ripetuto.

Nel caso dell’inquadratura soggettiva, il pubblico è coinvolto come se stesse partecipando all’azione o come se guardasse la scena attraverso gli occhi di un personaggio (immedesimazione). Pensate al punto di vista nei film di Dario Argento; molto spesso, il punto di vista dell’assassino diventa il nostro punto di vista e questo rende più inquietante la scena (cresce la suspense) perchè in quel caso, ci sentiamo partecipi di un’azione che va contro le nostre decisioni e la nostra volontà. Noi non vorremmo uccidere nessuno!

Ma Dario Argento sa bene come giocare con questi punti di vista! Sa bene quando far sentire lo spettatore un assassino e quando farlo sentire un assassinato! E comunque, tutti sappiamo in anticipo che se andiamo a vedere un film di Dario Argento può capitarci precisamente tutto ciò.

In un documentario, invece, il contatto con lo spettatore diventa più diretto. Anche il documentarista, in genere, se parla davanti alla m.d.p., lo fa guardando direttamente nell’obiettivo, perchè vuole rendere partecipe lo spettatore fin dal principio della scena. In questo caso, rendere partecipe lo spettatore, vuol dire avvicinarlo il più possibile alla natura, agli animali, alla storia di cui lui (lo spettatore) è realmente parte integrante.

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